Seguire le proprie aspirazioni, anche quando tutti ti dicono di no

Quando si è Freelance non si ha orari (falso), non si hanno luoghi di lavoro (falso), si lavora poco (falso) o troppo (falso). A volte quello che si immagina sulla vita dei liberi professionisti è semplicemente un po’ sfocato.

È vero: ci è capitato di non avere orari, di lavorare in posti assurdi e di fare molto tardi. Ma per la nostra esperienza è stata un’eccezione. Che capita e capiterà, ci mancherebbe. Tuttavia è da considerarsi una rarità. La cosa importante da fare è provare a seguire le proprie aspirazioni, anche quando la routine ti schiaccia.

Attenzione: questo post non è uno di quelli motivazionali. Non ci saranno frasi tipo: «Sii te stesso e scala la vetta». Perché per quanto grandi fan di Livio Sgarbi, queste frasi – da sole – non possono bastare. Seguire le proprie aspirazioni, quindi.

Ma che vuol dire? Quando abbiamo deciso di fondare .puntozero ci siamo chiesti: «Che cosa vogliamo ragionevolmente fare per noi, per la nostra crescita personale e professionale all’interno dell’attività lavorativa?».

Ci siamo risposti con una formula semplice: fare, ogni anno, almeno una cosa bella (un documentario, un reportage, un format, una newsletter…) fuori dal budget, a fondo perduto. Che si porta a casa indipendentemente da tutto. E per fare questo, ci siamo imposti:, .puntozero deve lavorare duro su altri fronti (comunicazione, ufficio stampa, strategia digital, ecc) per dare spazio a questa aspirazione.

Mica facile. E chi dice che lo è? Ci sono alcune cose che ci hanno aiutato e che ci aiutano tutti i giorni. La lista, in ordine sparso si compone così:

  • A inizio anno scrivere un po’ di idee
  • Prendere quelle idee e capire se sono out of the box della propria routine, dei propri clienti, dalla propria quotidianità
  • Chiedersi: con chi voglio fare questo progetto?
  • Iniziare a mettere giù una timeline approssimativa
  • Pensare grosso modo ai costi
  • Chiedersi: i costi si possono contenere?
  • C’è un modo o più modi per coinvolgere partner economici in questo progetto?
  • Quanto intacca le finanze di .puntozero?
  • È sostenibile?
  • Quali sono gli sbocchi distributivi possibili?

Questa lista ci aiuta a capire su cosa insistere, su cosa investire. E cosa lasciar perdere. Perché, diciamoci la verità: a tutti piacerebbe fare un documentario di 9 ore sulla condizione del picchio in una cittadina dello stato di Washington a cinque miglia a sud del confine con il Canada (ehm), però per arrivare a fare solo quello bisogna fare piccoli passi, ogni anno. Crescere professionalmente, studiare, completare progetti sempre più complessi.

La storia di Anna Rita Sidoti ci ha dato tanto. Ci ha lasciato quella determinazione necessaria per continuare a perseverare anche quando le condizioni sembrano avverse. Perché può capitare che tu abbia progettato tutto, che sia pronto per partire e che arrivino dei sonori e dolorosi “no”.

Il nostro consiglio è: insistere. Ma non in maniera cieca, senza intransigenza. Darsi un tempo oltre il quale non si va, né si torna indietro. Facciamo un esempio: si decide di fare un reportage. La figura chiave della nostra intervista è un personaggio pubblico.

Non siamo un media mainstream, quindi è tutto un po’ più complicato. Che si fa? Si sfoglia la rubrica, si vede se si trova un telefono o una mail di quel personaggio o dell’ufficio stampa o del manager o, comunque, di una persona vicina. E si comincia a martellare.

Per quanto tempo? Non saprei dirlo, però quest’anno abbiamo dovuto cambiare “obiettivo” perché dopo 3 mesi di contatti, mail, idee, telefonate non siamo arrivati nemmeno vicini al nostro interlocutore. Pazienza. Resta un po’ di amaro in bocca, ma ci riproveremo più avanti. In questi giorni stiamo lavorando a un altro documentario e ci stiamo portando dietro tutte queste esperienze: stabilire il primo contatto, non abbattersi quando c’è il silenzio, insistere con educazione, pianificare i possibili costi, immaginare la distribuzione.

Affronteremo molte altre difficoltà, ne siamo sicuro. Ogni progetto, del resto, ha le proprie. Però sappiamo una cosa: quando abbiamo messo giù quella formula immaginando il nostro futuro da libero professionista eravamo felice e sapevamo che sarebbe stata quella l’aspirazione da seguire.

 

Questo post è stato pubblicato sul blog di .puntozero | Qui il link originale

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